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Tracker vs strutture fisse: perché lo studio UNSW ti obbliga a rifare i conti di degrado

📅  Aprile 2026

⏱ Lettura: 7 minuti

🎯 Per installatori, EPC e distributori FV
Se stai progettando un impianto utility-scale in Sicilia, in Puglia, in Nord Africa o in Spagna, il tuo modello finanziario a 25 anni probabilmente usa un tasso di degrado annuo standard dello 0,5%. Lo studio UNSW di marzo 2026, pubblicato sullo IEEE Journal of Photovoltaics, dice che sui tracker in zone ad alta irradianza il solo contributo UV arriva a 0,35%/anno, contro lo 0,25% delle strutture fisse. Su un parco da 20 MW, quel delta vale circa 1,2 GWh di produzione persa al quindicesimo anno. Qui sotto trovi come rifare i conti e cosa chiedere al fornitore prima di firmare.
 
Team Strategia PVclick

Analisi operativa e commerciale per il settore FV italiano

📊 0,35%/anno tracker desert  |  📊 0,25%/anno fisso desert  |  ☀️ 1,5× UV in più sui tracker  |
  🌡️ >80 W/m² UV in deserti  |  📅 15 kWh/m² soglia IEC superata in 2 mesi
Cosa trovi in questo articolo

Il dato che ribalta i business case: 0,35% contro 0,25% all'anno

I ricercatori della University of New South Wales, guidati dal Prof. Bram Hoex, hanno costruito il primo modello globale di irradianza UV su superficie inclinata che integra orientamento dell’impianto, latitudine, copertura nuvolosa, aerosol e vapore acqueo. Il lavoro è uscito sullo IEEE Journal of Photovoltaics con il titolo “Closing the UV-Induced Photodegradation Gap Through Global Scale Modeling of Fixed Tilt and Tracking Photovoltaic Systems”, ripreso da pv magazine il 2 aprile 2026. Il risultato operativo per chi progetta è questo: l’irradianza UV varia da meno di 30 W/m² alle alte latitudini a oltre 80 W/m² nei deserti. In siti come Alice Springs (Australia), un modulo raggiunge in poco più di un mese la soglia UV cumulata di 15 kWh/m² prevista dalla norma IEC 61215 per l’intero test di qualificazione. La stessa soglia che i produttori dichiarano come test superato.

📊 Il delta che conta: In climi aridi e tropicali, i tracker monoassiali ricevono fino a 1,5 volte più radiazione UV rispetto alle strutture fisse, con tassi di degrado UV-indotto fino a 2 volte superiori. Tradotto in numeri da mettere nel P50: 0,25–0,35%/anno di solo contributo UV, contro lo 0,25%/anno tipico del fisso nelle stesse zone. Parole del Prof. Hoex: “moduli identici si degradano diversamente a seconda del luogo in cui vengono installati”.

Questo cambia il confronto tecnico-economico. Il tracker monoassiale produce tipicamente il 15–25% in più di energia rispetto a una struttura fissa a parità di modulo e sito. Ma se al quindicesimo anno hai perso un punto percentuale aggiuntivo di efficienza, il vantaggio si restringe. In siti “normali” (Sud Italia, Spagna continentale, Grecia) il tracker resta la scelta vincente. In siti estremi (Nord Africa, Medio Oriente, zone interne desertiche) il calcolo va rifatto con dati specifici di sito.

I 4 fattori tecnici che devi valutare prima di scegliere la configurazione

1. Zona climatica e spettro UV reale
La norma IEC 61215 testa 15 kWh/m² di UV cumulato, numero pensato per climi temperati. In Sicilia meridionale, Puglia ionica o Sardegna sud-occidentale, un impianto raggiunge quella soglia in circa 10–14 mesi, non in 25 anni. Devi chiedere al produttore i risultati di test UV estesi, almeno 60–100 kWh/m², non il minimo di norma. I produttori Tier 1 (LONGi, Trina, JA Solar, Jinko, AIKO) su richiesta forniscono questi dati per i prodotti di classe utility-scale.
2. Tecnologia di cella: TOPCon e HJT sono più sensibili

Lo studio UNSW e ricerche parallele di Fraunhofer ISE (dicembre 2024) hanno documentato che TOPCon e HJT mostrano sensibilità UV superiore al PERC tradizionale, per via dello strato di passivazione e della dinamica dell’idrogeno. Sono proprio le tecnologie che stai specificando oggi per massimizzare la resa kWh/kWp. Il rischio concreto: prendere il vantaggio di efficienza in fase di PAC e perderne metà al decimo anno.

Mitigazioni reali disponibili oggi: encapsulanti con cutoff UV, vetri frontali con additivi anti-UV, ottimizzazione dello spessore dello strato di passivazione dichiarata dal produttore. Chiedi la scheda tecnica dell’EVA o POE usato e verifica la trasmittanza sotto i 380 nm. Sui moduli che importiamo dai principali Tier 1 ti puoi orientare verso le linee LONGi Hi-MOJA Solar DeepBlue e AIKO ABC, tutte con report UV esteso disponibili su richiesta.

3. Configurazione bifacciale: il rischio doppia faccia

I moduli bifacciali ricevono UV anche sul lato posteriore per albedo del suolo (fino al 25% in superfici chiare come sabbia, ghiaia, tetti bianchi). Sui tracker bifacciali in zone desertiche, l’esposizione UV complessiva può superare di 1,7–1,8 volte quella di un impianto fisso monofacciale. Se progetti bifacciale su tracker, pretendi il test UV bifacciale dal produttore, non solo quello standard front-side. 

4. Curva di degrado da inserire nel business case

La degrado totale di un modulo non è solo UV: comprende LID, LeTID, degrado termico, yellowing, PID. L’UV è un contributo. Ma la prassi di usare uno 0,5%/anno lineare sta diventando ottimistica per i siti ad alta irradianza. Per zone desert/arid usa una curva a due fasi: 2% nel primo anno, poi 0,55–0,70%/anno dal secondo al venticinquesimo. Il modello UNSW permette di parametrizzare il contributo UV sito-specifico. In P90 la produzione a 25 anni scende del 4–6% rispetto a quello che il foglio Excel standard ti dice oggi. 

La matrice decisionale: quando il tracker ripaga davvero

Mettendo insieme i dati di rendimento energetico incrementale e di degrado UV aggiuntivo, la decisione diventa:

Scenario GHI (kWh/m²/anno) Scelta consigliata Nota
Nord Italia, Germania, Polonia 1.100–1.400 Fisso Tracker non ripaga il CapEx, UV basso
Centro-Sud Italia, Spagna, Grecia 1.600–1.900 Tracker Gap UV gestibile con moduli Tier 1 testati
Sud Spagna, Grecia insulare, Sicilia 1.900–2.100 Tracker con moduli UV-enhanced Capitolato con test UV esteso obbligatorio
Nord Africa, Medio Oriente, Cile > 2.200 Valutazione caso per caso In alcuni siti il fisso con più moduli vince sul tracker

Il principio operativo: più l’irradianza è alta, più il test UV standard è insufficiente e più il vantaggio del tracker si erode nel lungo periodo. Non è un argomento contro il tracker, è un argomento a favore di un capitolato tecnico più rigoroso quando lo usi in ambienti estremi.

La checklist da aggiungere al tuo capitolato oggi

Se stai per firmare un ordine per un impianto in zona ad alta irradianza, questi sono i punti che ti suggeriamo di inserire nel capitolato prima dell’acquisto:

  • Test UV esteso documentato: almeno 60 kWh/m² cumulativi, idealmente 100 kWh/m², con report fotografico e curve IV prima/dopo
  • Dichiarazione encapsulante: marca, modello, trasmittanza UV sotto 380 nm, certificato di conformità IEC 61730
  • Per moduli bifacciali: test UV back-side separato, con rapporto di bifacialità verificato dopo stress UV
  • Garanzia di performance rivista: clausola di degrado massimo annuo applicabile anche al contributo UV, non solo al degrado “nominale”
  • Flash test finale: verifica della potenza misurata con tolleranza positiva 0/+5 W, tracciabilità per lotto di produzione
  • Per impianti su tracker: analisi specifica con modello UV sito-specifico (tipo quello UNSW) da allegare al business case.

Come PVclick ti aiuta a proteggere il business case a 25 anni

Per impianti utility-scale e grandi progetti C&I lavoriamo con un approccio diverso dalla distribuzione classica. Importiamo direttamente dai produttori Tier 1 (LONGi, JA Solar, Trina, Jinko, AIKO, Canadian Solar) e questo ci permette di ottenere dal fornitore i dati tecnici estesi, inclusi i test UV rinforzati, senza passare attraverso intermediari che si limitano a rivenderti la scheda tecnica standard.

Sulle strutture di montaggio e i tracker, applichiamo la stessa logica: lavoriamo con i principali produttori cinesi di tracker monoassiali bankable e ti aiutiamo a definire il capitolato tecnico in base al sito specifico, non a un modello standard.

Il cliente sceglie tra due livelli di servizio: Factory Connect, il collegamento diretto alla fabbrica al prezzo più competitivo con tua gestione doganale; oppure All Inclusive, chiavi in mano con dogana, trasporto interno e RAEE già inclusi. Il team italiano gestisce tutta la parte tecnica e commerciale.

Le 3 azioni da fare questa settimana se progetti in zone ad alta irradianza

  1. Apri il tuo ultimo business case utility-scale. Se usa un degrado lineare dello 0,5%/anno in zona desert o pre-desert, rifai il calcolo con curva 2% anno 1 + 0,6%/anno successivi. Guarda cosa succede al tuo LCOE.
  2. Scrivi al produttore dei moduli che stai specificando e chiedi il report di test UV esteso e la scheda encapsulante. Se non te li fornisce in 72 ore, è già un segnale.
  3. Separa il decisione tracker/fisso dal sito specifico. Non esiste “il tracker è sempre meglio”. Esiste “in questo sito, con questo modulo, con questo degrado atteso, conviene/non conviene”.
Lo studio UNSW non demolisce i tracker, demolisce l’idea che una scheda tecnica standard e un modello di degrado lineare siano sufficienti per un asset da 20–30 milioni di euro che deve vivere 25 anni. Se importi direttamente, hai più leva per ottenere i dati che ti servono prima di firmare.

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